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Capitoli

  1. Capitolo 201 Un uomo molto importante
  2. Capitolo 202 Da amico ad amico
  3. Capitolo 203 Da amico ad amico
  4. Capitolo 204 Una cena intima
  5. Capitolo 205 Deserto amaro
  6. Capitolo 206 Rifiuto
  7. Capitolo 207 La stanza verde
  8. Capitolo 208 Attraverso l'armadio
  9. Capitolo 209 Minibar
  10. Capitolo 210 Vipera
  11. Capitolo 211 Interruzione di emergenza
  12. Capitolo 212 Colazione in coppia
  13. Capitolo 213 Lunghi giorni
  14. Capitolo 214 Miscelatore
  15. Capitolo 215 Es? Fidanzato?
  16. Capitolo 216 Ticchettio dell'orologio
  17. Capitolo 217 Il mio uomo, non il tuo
  18. Capitolo 218 Problemi più grandi della pasta
  19. Capitolo 219 Legami familiari
  20. Capitolo 220 Nuove tattiche
  21. Capitolo 221 Lezioni importanti
  22. Capitolo 222 Ogni goccia
  23. Capitolo 223 Condominio a Milano
  24. Capitolo 224 Incubo
  25. Capitolo 225 Richieste

Capitolo 166

"Quello che è successo?" chiede Kent, facendo un passo più vicino a me, guardandomi torvamente così devo inclinare la testa all'indietro e guardarlo. "Ti ha toccato?"

Allora guardo Kent accigliato, con un po' di sfida che mi si stringe nello stomaco mentre mi guarda torvo. "Lui...non avrebbe dovuto toccarmi?" chiedo. "Era un appuntamento, Kent. Lo sapevi quando mi hai mandato."

Vedo allora la rabbia crescere in lui, visibile nell'apertura delle sue narici, nel contrarre la sua mascella, nel modo in cui le sue spalle si flettono all'indietro e le sue dita si piegano verso i pugni. "Non voglio che ti tocchi, Fay." Kent guarda in cagnesco, la sua voce è appena più forte di un sussurro ed è pericolosa nelle sue profondità.

"Bene, allora cosa vuoi, Kent," rispondo, senza muovermi di un centimetro e guardandolo in faccia. "Vuoi informazioni? O vuoi che io non venga toccato? Perché... non sono sicuro che tu possa avere entrambe le cose."

Un rimbombo risuona nel profondo del petto di Kent e lui si avvicina a me, ma poi, con mia sorpresa, si frena, indietreggia e fa scivolare dolcemente le mani nelle tasche mentre mi osserva dalla testa ai piedi. La rabbia è ancora lì - e, beh, la gelosia, se devo darle un nome - ma vedo che anche la sua curiosità è al culmine. "Di sopra", ordina, indicando le scale. "Ora."

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